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La strada sconnessa di Dante Maffia

 

 

Il respiro dell’anima: l’amor che muove il sole e l’ altre stelle[1].

Una biografia dell’Anima   è La strada sconnessa. Un itinerario nel deserto fatto di silenzi, alta e illuminante poesia, speranza, audacia, molto coraggio, forse la dimenticanza, analisi spietata di un’esistenza divina.

Leggere quest’opera è stato come una traversata del fiume Nilo, dal Sud verso il Nord, per ritornare al Sud. E come sul fiume sacro si affacciano tutti monumenti di una civiltà altissima, così questo florilegio di poesie, ognuna una tappa importante, niente è rinnegato o buttato ai venti. Tappe per ripartire e continuare a cogliere stelle e speranze, illusioni e amore, gloria e disperazione. Più spesso è un  lasciarsi accarezzare dal dolce Nilo, trasportati sulle feluche del villaggio dei nubiani e di fronte sentire il peso delle aspre montagne della Valle dei Re,  che toccano le sponde dell’anima, e la notte quando ci si accampa nel tempio di Amon –ra ascoltare l’Aida[2] ed essere ammessi, ospiti graditi,  alla tavola del Re.

Questa è una poesia epica, come l’amore di Ettore per Scamandrio che sa in anticipo che la morte glielo strapperà per sempre, ma è anche l’amore tra Paride ed Elena, un amore di tempeste, o l’amore difficile e grande   Ramnés e Aida .Il soffio dell’Anima nella  “La strada sconnessa “ occupa un  ruolo determinante, è quel cammino accidentato, quel respiro che troppo spesso si fa affannoso, una vita che non prende per mano nessuno; l’anima del Poeta ha radici audaci che si arrampicano su falesie a strapiombo sul mare, l’unica strada di salvezza è quella dei Camini[3] , ti può regalare attimi che ti congiungono a Dio, ma anche la morte. Un ruolo importante ha l’erotismo: come”  tema dell’eros esorcismo del male di vivere”[4],  non certo marginale, fa parte dell’indomabile  potenza della vita. L’opera è corroborata da grandi passioni, la più protagonista è quella per la donna, certo non angelicata, né in alcun modo avvicinabile a  “donne ch’avete intelletto d’amore[5], dominante è la tenerezza che Lo lega al mondo femminile. Egli sa leggere i pensieri, delle donne, anche quelli non nobili, ma non smette di amare, il tutto avvolto in una cometa con una coda così grande da abbracciare la terra e tutti gli amori che si susseguono, si aprono e si chiudono come una rosa bianca, col suo profumo, il suo candore, la sua morbidezza, col suo sfiorire di petali che cadono piano ai piedi della speranza; petali ingialliti, impossibile da dimenticare o da cancellare: tutto rimane, c’è nel cuore del Poeta un abbraccio tessuto da parole di Sole.”Oh, se t’ho amato,/come un fiume costretto dal suo letto/ a giungere al mare, come/una barca che anela all’orizzonte./Erano in me carovane di cieli/e strade assolate e fiorite,/Sembrava che fossi cullato/ da mille madri insieme./Ma tutto muore al primo vagito/del dubbio, soprattutto se il dubbio/ non ha identità.[6]

In quest’opera Dante Maffia si spoglia di qualsiasi grandezza , egli è il ragazzo curioso, nato per esplorare e per amare. Come Dante Alighieri ha messo l’amore [7] come punto propulsore del suo universo poetico  è “L’amor che muove il sole e l’altre stelle”. E’ un torciòlo  che raccoglie tutte le lacrime, niente viene perso: costruisce , nasce e muore in un cielo di Infinito, fatto di luce di  danza leggera che prosciuga la polvere e la durezza dell’addensarsi delle nubi: Il caminetto rischiara la tua pelle/la rende pane; nello sfrigolio della fiamma/s’accende una stella./ Il tuo sapore s’apre in profumo/di gelsomini. Ed io resto a guardarti come un povero/che ha intravisto una tavola imbandita/.Ecco cos’è la felicità: poterti guardare/sapere che esisti.[8]

Apre così  la prima delle diciassette suite. Per poi ricomporre altro spartito dedicato a “L’infanzia”  [9], (14 suite); alla “Presa d’atto” (7 suite); Scorci dalle fessure” (8 suite). Ghidetti parla di suite musicale[10], io ho avuto la stessa sensazione, ma ho sentito e visto anche  le trombe maestose dell’Aida, quelle egizie e buccine che danno all’esistere un passo trionfale, una sfida alla maledetta morte, un calpestarla per non mai più incontrarla.

Il Poeta non parla mai sottovoce, non sente mai il reflusso dell’onda, egli ci racconta l’urlo dei venti, la dolcezza di un mare mitico, lo schiantarsi delle onde contro le falesie, ci parla delle rocce con sembianze di  sirene.

I miei riferimenti sopra a Ramnés e Aida sono congiungimento a un animo eroico. Il Poeta ama sempre con tutto se stesso. E’ imprudente e ardito, come in “Tommaso”[11], sa uscire da se stesso e guardarsi e leggersi come altro da sé, senza sconti, senza lamenti, anche quando un punteruolo aguzzo gli ferisce l’anima, gliela fa a pezzi. Egli e lì tra quelle ombre che raccolgono “un vuoto spazio di ossa e di sangue[12].

Poi la poesia si fa canto spiegato, con ali di  falco, rotea in atmosfere di luce: Io lo so cosa spegne la sera/nelle timide danze del non senso./ E’ la carità d’una preghiera/ fatta dall’aria, dal roseo pullulare / di gridi inespressi che si rintanano/ nel vuoto e si fanno parvenze.  Qui non c’è nessuna nota stonata del concerto.  Il canto è perfezione, è uno spartito musicale di rara bellezza,  in pochi verbi è raccontata una vita, un girasole con i suoi chicchi colorati, ognuno simmetricamente al suo posto e infinitamente belli, ognuno è il ricordo di un suo amore, sono  i ricordi delle donne che Lo hanno  amato. Anche Le vie d’ombra, alla fine, danno atto che qui è stata raccontata una grande vita, simile alle pianta dell’uva, quando cresce così intrecciata che è impossibile potarla. Così è la sua memoria, con le ombre in fila, apparigliate con le ombre, ma sempre prese, anche quelle cattive, dolcemente per mano,  a queste il Poeta sa sussurrare il Canto d’Orfeo, immenso, senza rancore,  seppur nella morte. C’è nella poesia di Maffia, lo vado sempre più cogliendo, e, si fa via via più manifesto, il profondo senso della Fratellanza, leggendo le sue opere, molto spesso ho pensato ai canti Tuareg, tradotti da Charles De Foucauld. Egli sa essere tenerissimo anche con le miserie umane, sa compatire e perdonare. Quest’opera trionfale, ci narra  di una vita difficile, ma piena d’amore, è forte e  smerigliata, passionale e candida, mai infingarda. Eccome se capisco tutte le sfumature, le segrete/avversioni dei fiori, i cigni nascosti sopra gli armadi ,/ ma sono così lontane le mete/ e se non t’affretti ho paura che cadi./ la casa non è cambiata, i tegami/sono sempre al loro posto, il tavolo rotondo/sempre inchiodato nel tinello, i lini/nelle cassapanche che racchiudono il mondo/ dei ricami della nonna. Tu eri infastidita dei troppi ricordi, del mio ricorrere / alle antiche stagioni della vita/ e non volesti percorrere più di tanto insieme. Ferma, decisa/ varcasti la soglia e te ne andasti. Adesso/ di me io non trovo  che l’indecisa / possibilità per morire in pace , presso/ le aiuole che curasti paziente/ eri bella e sorridente, luminosa, e io sempre assente, indifferente/ alla rima di rosa con sposa.

Ancora una volta, nella poesia di Maffia, gli oggetti e il quotidiano hanno una vita  che si intreccia a quella del Poeta. Il colloquio si fa universale:  le donne, i libri, gli uomini, le città, la Madre,  i luoghi dell’Anima, tutti legati a una sola mano, se li tira dietro come figlie  che non si possono abbandonare.

CarmenMoscariello

 

 

 

La strada sconnessa di Dante Maffia .Prefazione di Enrico Ghidetti

Passigli Poesia (Collana fondata da Mario Luzi), Giugno 2011, pg 1

[1] Dante Alighieri ,Parazdiso canto XXXIII, v145;

[2] Aida, di Giuseppe Verdi, libretto di Antonio Ghislanzani, (8 febbraio 1872).Prima esecuzione al Teatro dell’Opera al Cairo.

[3] La strada dei Camini, fa parte delle Falesie di Gaeta, l’unico punto di tregua per lo scalatore affannato o in difficoltà.  Le Falesie si possono ammirare dal Monte Orlando, dalla via dei Camini lo spettacolo è maestoso, qualcosa che non si può vedere in nessuna parte del mondo..

[4] Enrico Ghidetti, dalla prefazione

[5] Dante Alighieri, Donne che avete intelletto d’amore,

[6] La strada sconnessa, Pg.72, 15;

[7] L’amor che muove il sole e l’altre stelle XXXIII canto del Paradiso, ultimo verso della cantica

[8] La strada sconnessa, !, pg 65;

[9] Con 14 suite,

[10] La suite è una composizione musicale nata in età barocca. … I vari brani della suite erano composti per essere suonati in sequenza e nella musica barocca hanno tutti la stessa tonalità e una struttura identica. La suite porta anche il nome di ordre, partita o sonata da camera.

[12] Tommaso, pg.15, apre la Raccolta de La strada sconnessa.

Nell’incertezza, pg.64;.