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“appuntamento in rosso” di Annella Prisco Guida Editori

Appuntamento in rosso di Annella Prisco

Guida editori

Recensione di Carmen Moscariello

 

Lì giungono i venti che separano i fogli

Ripercorrere i corridoi del Suor Orsola Benincasa, tra sogni, speranze, attese. Dove la luce è ciò che avvolge i pensieri, li fa germogliare, diventare grandi.

Sono grata ad Annella Prisco per questo delicato libro, perché mi ha fatto rivivere i luoghi dell’Università dove ho studiato, seguendo le lezioni di Professori indimenticabili come Raffaello Franchini, Nicola Cilento, il già stanco Toffanin.

L’autrice ci racconta la sacralità della luce che avvolge, sospira le storie vecchie e nuove che lì sono nate. L’antico convento di suore nelle pagine del romanzo ha conservato l’inebrio della preghiera: è qui che la protagonista di Appuntamento in rosso si intrattiene con la carovana dei ricordi e delle attese . Ere sovrapposte che danno al racconto la levità del sogno anelato, sospirato nella pioggia di stelle. La Storia narrata è un sussurro alla notte, alle strade di Napoli protagoniste quotidiane di un quotidiano cercare, ma che bizzaro, quei luoghi descritti con la penna occhiuta alla quale nulla sfugge, che ce li fa rivivere nella loro quotidianità, si innalzano a scenografia di una malinconia che appena traspare dalle tende chiuse del sogno, di un appuntamento che prima o poi dovrà realizzarsi. Irene, la protagonista, persona affermata e stimata, diviene un’altra donna quando col suo tailleur rosso va all’appuntamento con la vita. Il corpo affiora dall’incanto e soave si racconta una storia di attesa speranza, al quale il destino non può mancare all’appuntamento.

Ecco i due binomi dell’opera: l’appuntamento e il tailleur rosso e poi c’è la certezza che l’attesa non è vana. La parola riposa nella gola si fa sussurro, dominio, esigenza di correre per afferrare quel raggio che la vita ha promesso. Gli eventi sfiorati, quasi accarezzati dalla penna dell’autrice, ci lasciano sospesi, ci annunciano che ci sarà un prosieguo, un accordo col destino che rende la vita vivibile, afferrabile in quello che c’è di più bello.

E l’amore, che in una vita fatta di incontri di lavoro, di impegno sociale, sembra non aver posto, la scrittrice ce lo fa appena intravedere, per poi subito chinarsi in quella ricerca mai snervante, sicura di ciò che si vuole, si cerca ostinatamente solo quello, si ama a dispetto delle malattie del nostro tempo.

Il romanzo di Annella Prisco è fuori da ogni canone modernistico, esso è autentico, non è prodotto da nessuna scuola di retorica. Vive la libertà del sentire e dà la speranza di un domani felice anche a noi lettori. La sua scrittura limpida si sposa con la levità dei sentimenti e lì non c’è riparo , lì giungono i venti che separano i fogli.

Possiamo solo dire che segue questo romanzo il consiglio di Attilio Bertolucci, che nel commentare in un’intervista di tanto tempo fa (1988) l’uscita di “Camera da letto” Libro secondo, (Garzanti ), scriveva di non aver paura di usare la parola “cuore”, né di scrivere con il cuore. Il protagonista sognante (Attilio Bertolucci) ci raccontava nelle due raccolte(Libro primo e secondo) il suo vagare alla ricerca della sua fanciulla amata sino alle lacrime e nella pazienza dei giorni . Qui il Poeta ripercorre i il suo sogno, consegnandosi alla storia. Ecco, Annella nella sua scrittura fa compiere alla storia i suoi riti, lasciandoci aperti i corridoi ondosi del Suor Orsola, in un moto della vita appena percepibile, eppure determinante.

 

 

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